NGUNA, VANUATU: ESCURSIONE SU UN’ISOLA NELL’OCEANO PACIFICO

NGUNA

Siamo appena arrivati alle Vanuatu e siamo assetati di avventura, abbiamo voglia di scoprire il lato autentico e intoccato di queste isole dell’Oceano Pacifico. Ieri ne abbiamo avuto un assaggio, facendo un breve giro dell’isola di Moso su cui stiamo soggiornando, ospiti del magnifico The Moso Resort.
Oggi ci addentreremo invece in un’altra isoletta ancora meno conosciuta ai turisti, l’isola di Nguna.

ISOLA DI NGUNA

Nguna sorge a un paio di km a nord di Efate, l’isola maggiore su cui si trova la capitale di Vanuatu, Port Vila. Si tratta di una piccola isola di origine vulcanica, con ben due vulcani ora inattivi, ed è proprio uno dei crateri la nostra meta odierna.
Ormai ci stiamo abituando ai mezzi di trasporto locali: partenza in barca da Moso a Efate, percorso in minivan insieme a due signore locali sulle strade serpeggianti e piene di buche fra i verdi pendii dell’isola maggiore, altro trasferimento in motoscafo da Efate all’isola di Nguna, passando di fianco agli isolotti di Pele e Kakula.

efate outer islands nguna moso
Vista su Efate e i suoi isolotti periferici

VERSO LA SCALATA AL VULCANO

William, la nostra guida per la giornata, ci ha già dato diverse nozioni sulle isole e la cultura locali, descrivendo l’itinerario di giornata. Partenza alle 8 da Moso, arrivo verso le 9.30 sulla spiaggia di Nguna, da lì in jeep fino ai piedi del vulcano, camminata e arrivo in cima entro circa un’ora, ritorno al villaggio previsto verso le 13 per rilassarsi con uno spuntino.
Il primo intoppo è però immediato. A causa della copiosa pioggia caduta nella notte, la strada sterrata che fa il giro di Nguna e si addentra nella sua giungla è diventata un sentiero di fango impraticabile per la jeep. Ci tocca salire a piedi dal livello del mare alla cima del vulcano, che per fortuna non è alto 3.000 metri ma solo 500. Non ci perdiamo d’animo e la prendiamo con filosofia, d’altronde siamo qui per lo spirito dell’avventura!

L’ESSENZA DELLE VANUATU

Dai primissimi passi sull’isola siamo invasi dall’essenza delle Vanuatu, che percepiamo con ognuno dei 5 sensi. Qui la natura è padrona assoluta, la vegetazione si estende fino a pochi passi dal mare, mentre percorriamo uno stretto sentiero di terra battuta. La prima donna che ci accoglie sulla riva ci dà della fresca acqua di cocco. Non esistono rumori fastidiosi, solo il suono delle onde, del vento fra gli alberi, e delle risate dei bambini festosi che ci corrono intorno. La nostra pelle è impregnata del profumo dell’acqua salmastra di cui ci siamo bagnati in barca, mentre camminando riusciamo a percepire sotto i nostri piedi la fertile terra scura generata dalle antiche eruzioni vulcaniche.

Le prime centinaia di metri scorrono senza problemi, poi una svolta netta a destra segna l’inizio della salita. Il sentiero se possibile diventa ancora più stretto, con rami e foglie gigantesche che lo invadono a destra e a manca. L’umidità aumenta rapidissimamente, per fortuna è una giornata parzialmente nuvolosa e il sole è coperto a tratti.

nguna vanuatu volcano trip
Ambra con la guida William ad inizio escursione

Siamo fuori forma e ci viene subito il fiatone. Prima di volare alle Vanuatu ci trovavamo in Australia, dove abbiamo fatto un road trip di un mese in van lungo la costa est del Queensland. Tradotto, siamo stati seduti in macchina per un mese senza fare molto allenamento!

LA KAVA

William per fortuna ci concede alcune pause per bere e riprendere fiato.
Quando ci imbattiamo in piante o alberi particolari, si ferma per spiegarci di che si tratta. Uno degli arbusti che si trovano con più abbondanza è la kava, dalle cui radici viene ricavata l’omonima bevanda, dal gusto decisamente singolare: prodotto al 100% naturale, la kava si ottiene spremendo le sue radici dopo averle lasciate a mollo in acqua calda per un lasso di tempo fra 30 minuti e 2 ore. Ne asseggeremo alcuni bicchieri sull’isola di Espiritu Santo, la sensazione è quella di bere del fango e l’effetto è lo stordimento…

Kava plant vanuatu drink
La Kava cresce spontaneamente sull’isola

INCONTRI SULL’ISOLA DI NGUNA

Incontrare gli abitanti della piccola Nguna è un’esperienza molto interessante dal nostro punto di vista: ogni singola persona si saluta con una stretta di mano, accompagnata dal saluto amichevole “Yo!“. Tutti sembrano molto felici e spensierati, partono grandi risate quando ci si incrocia a gruppi di 4-5 persone e si sprecano gli Yo!. Incontriamo anche un ragazzo da solo che avanza con lo stereo sulla spalla che pompa musica reggae, in sintonia con la verve rilassata dell’isola. Qui sicuramente non ci sono gli i-pod!

Ritornando a noi, arriviamo al primo villaggio quando il sentiero raggiunge una spianata, dove ci riuniamo alla strada principale che avremmo dovuto percorrere in jeep.

Main road Nguna local kids
La fangosa strada principale di Nguna, e alcuni simpatici bimbi

LE ESSENZIALI INFRASTRUTTURE DELL’ISOLA

William ci ha spiegato come alcune zone dell’isola mostrano ancora le ferite causate dall’uragano Pam che devastò le Vanuatu nel 2015. La scuola ed un piccolo ospedale sono costruzioni di vitale importanza e di grande orgoglio per gli isolani, non a caso sono praticamente gli unici edifici con mura e tetti. Le case sparse ai lati della via principale sono tutte capanne in stile locale, ovvero in legno, senza porte nè pavimenti, mentre il tetto è ottenuto dall’intrecciatura di rami e foglie di palma. Le abitazioni più “moderne” adoperano lamiere come copertura.

2 AUTOMOBILI… SU TUTTA L’ISOLA!

Nguna conta 13 villaggi e meno di 2.000 abitanti complessivi. Ci troviamo ora sull’altopiano centrale dell’isola e qui sorgono diversi villaggi che si trovano a qualche centinaio di metri l’uno dall’altro. L’unica strada che percorre il centro dell’isola sul suo lato lungo è come detto uno sterrato che viene percorso da 2 automobili al giorno, le uniche sull’intera isola, una in senso orario e l’altra in senso anti orario. Le macchine sono vecchie jeep-pick up 4×4, importate dall’Australia come la quasi totalità dei veicoli alle Vanuatu, che fanno servizio taxi-bus-camion-posta eccetera. Le auto non appartengono a nessuno, o meglio, sono di tutti! Su queste isole minori sono solitamente donate o acquistate dagli enti statali e messe a disposizione degli isolani, tutti contribuiscono alla benzina pagando un biglietto poco costoso (10-20-50 Vatu, 0.10 o 0.50 cent), e alcuni uomini si danno il cambio per fare gli autisti e garantire un passaggio giornaliero in tutti i villaggi raggiungibili dalla strada, tempo permettendo. Un’organizzazione tanto spartana quanto affascinante.

Nguna village drone view Vanuatu
Uno dei villaggi visti dal drone, si notano i tetti in lamiera

COMMERCIO E SOLDI

Nonostante l’isola sia autosufficiente – come i Ni-Vanuatu amano dire “viviamo del cibo dell’isola”, ovvero tutto ciò di cui hanno bisogno si trova o sul suolo o sugli alberi, alcuni beni come la benzina stessa, bibite in bottiglia o cibi confezionati o in scatola vengono commerciati sulla vicina Efate. La capitale Port Vila si trova a circa 45 minuti d’auto dal molo di Emua dove attraccano le barche provenienti da Nguna, e nei mercati della capitale si può trovare praticamente di tutto, essendo il crocevia degli scambi commerciali delle Vanuatu con i paesi avanzati più vicini come l’Australia, la Nuova Zelanda e le Fiji.

Ci ha sorpreso un po’ vedere moneta e soldi circolare su una piccola isola come Nguna, ma proprio la sua ubicazione non troppo lontana da Port Vila giustifica il fatto che agli uomini e donne locali faccia comodo andare a vendere e comprare prodotti nella più ricca capitale. L’anno scorso avevamo viaggiato in un’isola remota nelle Filippine, Pamilacan, in cui le barche dei locali andavano sull’isola maggiore Bohol non più di una volta a settimana, per rifornirsi quasi esclusivamente di riso e gasolio. I soldi sull’isoletta di Pamilacan erano praticamente inutili, si usavano solo una volta giunti a Bohol per vendere il proprio pesce o la frutta e acquistare quel che non cresce sull’isola.

VERSO IL CRATERE DEL VULCANO

Quando arriviamo al villaggio di Matoa, proprio alla base delle pendici del vulcano, William si ferma (dice di aver bevuto troppa kava la sera prima!) e ci lascia nelle mani di un giovane ragazzo, figlio della guida che solitamente si occupa di portare i pochi turisti che giungono da queste parti. Il nostro resort a Moso insieme a quello di Pele sono gli unici a proporre questa escursione a Nguna, e William sta cercando di creare il proprio tour per rendere la zona più visitata.

Il ragazzo è chiaramente super allenato e abituato a percorrere il sentiero che nuovamente si infila ripidamente fra la folta giungla. Parla poco ed è molto riservato, ma è attento a concederci delle pause e offrirci acqua quando ci sente in affanno. Lui non beve mai.

Thick jungle Nguna volcano trip
Inoltrandoci nella fitta vegetazione

IN CIMA A NGUNA!

Dopo circa mezz’ora di salita raggiungiamo una nuova spianata, siamo ormai quasi in cima al cratere del vulcano inattivo, oggigiorno più verde che mai.
Ancora poche decine di metri e raggiungiamo il punto più alto a quota 593 metri. La vista a 360° sul mare blu, a tratti turchese intorno alle diverse isole circostanti, è davvero magnifica! Il cratere del vulcano passa quasi in secondo piano, essendo decisamente diverso dopo secoli di inattività: una vera e propria foresta è cresciuta al suo interno. Il verde scuro del nuovo cratere si mescola col verde più chiaro che ricopre le sue pendici, i colori qui sono davvero una gioia per gli occhi.

Ci godiamo la vista e ne approfittiamo per far decollare il nostro drone per scattare foto e video ancora più incredibili dall’alto. Le nuvole sono molto basse e ad un certo punto il nostro drone ne viene inghiottito, meglio rientrare alla base.
Scendiamo di corsa sfidando il giovane Ben, che si muove con disinvoltura a grandi falcate.

IL CIBO ALLE VANUATU

Di ritorno al villaggio ci riuniamo a William che ci aspetta in una capanna dove le signore del villaggio ci hanno preparato il tanto lodato “island food”, il cibo dell’isola. Ci viene servito il Lap lap, il piatto tradizionale di Vanuatu. Consiste in un impasto di tapioca e manioca, con cavolo o carne a seconda della disponibilità, avvolti in foglie di banano. La parte più affascinante è la cottura. Nelle aree designate a cucina viene scavata una piccola buca nel terreno, in cui vengono messe delle pietre ardenti. I Ni-Vanuatu conoscono perfettamente l’arte di accendere un fuoco con legna e paglia e in molte tribù si usa tutt’ora questa tecnica. Il Lap-lap viene appoggiato sopra le pietre e ricoperto dalla terra scavata, di modo che il calore dei sassi cuocia la pietanza per un’ora abbondante. Una volta cotto il Lap-lap, le foglie di banano vengono rimosse e se ne può mangiare il contenuto. Lo stesso metodo di cottura viene usato per cuocere altri ortaggi dell’isola come le patate dolci ed il taro.

William insiste affinchè usiamo il nostro drone sopra il villaggio, sebbene a noi sembri un po’ fuori luogo visto il contesto. Chiede parere al chief che approva e anzi è curioso di vederlo all’opera. Neanche il tempo di decollare che siamo circondati da mezzo villaggio, con i bambini festanti e anche gli adulti affascinati nel vedere le immagini della loro isola dall’alto probabilmente per la prima volta nella loro vita.

GLI ABITANTI DEL VILLAGGIO

Restiamo ancora una mezz’oretta in compagnia dei pochi uomini del villaggio con cui riusciamo a comunicare, i bambini ci guardano e ridono ma non sanno ancora l’inglese e non possiamo parlare con loro. I locali vogliono sapere delle nostre storie (quanto ci vuole a venire dall’Italia? Com’è la vita in Australia?) e noi siamo altrettanto incuriositi dal loro stile di vita (ci mostrano come aprono le noci di cocco, come le bevono, come uniscono rami e foglie per creare i tetti delle case).
Prima di andare stringiamo la mano a tutti e siamo lieti di lasciare una piccola mancia al padre di Ben che solitamente porta i turisti in cima al vulcano. Allontanandoci notiamo con la coda dell’occhio che i soldi vengono divisi subito fra i vari membri del villaggio, il che rafforza l’idea di comunità che ci siamo fatti, e ci scalda ancora di più il cuore.

How to open a coconut Vanuatu
La tecnica per aprire una noce di cocco

DI RITORNO ALLA BASE

Non avendo più piovuto dalla notte scorsa, il pick up arriva al villaggio per la sua tappa giornaliera. Neanche a dirlo, quando i ragazzi ci vedono scendono dall’abitacolo e ci lasciano generosamente i posti a sedere al chiuso, salendo sul cassone dietro dove sono tutti in piedi, almeno in 15! Possiamo così tornare alla spiaggia più in fretta, o almeno non a piedi. La strada in alcuni tratti è in condizioni talmente pessime che il veicolo è costretto a procedere a passo d’uomo. E’ bello assistere alle scene della vita isolana: soprattutto uomini ma anche alcune donne salgono e scendono fra un villaggio e l’altro, chi è troppo carico di sacchi, rami o radici di kava procede a piedi lungo il sentiero, fra le urla e le risate goliardiche dei ragazzi più giovani. Quando scendiamo alla spiaggia vicino al molo veniamo salutati da tutti come se fossimo anche noi abitanti dell’isola.

William ci mostra i bungalow in bamboo vicino alla spiaggia in cui è possibile pernottare, sono semplici ma molto accoglienti, un piccolo angolo di paradiso con la giungla alle spalle ed il mare di fronte. Quando pensiamo che la nostra escursione sia ormai giunta al termine, ci servono pranzo! Siccome abbiamo tardato all’andata a causa del mancato passaggio in pick-up, il lap-lap nel villaggio era solo uno spuntino, mentre qui in spiaggia è ora del vero e proprio pranzo. Siamo già abbastanza pieni ma non possiamo rifiutare!

UN’ESPERIENZA INDIMENTICABILE

Lasciamo l’isola di Nguna a bordo della stessa barca che ci ha portato al mattino, arricchiti da un’esperienza di ospitalità e generosità umana a cui siamo purtroppo sempre meno abituati nel mondo moderno.
Siamo arrivati da stranieri in una piccola isoletta dell’Oceano Pacifico e siamo stati accolti come se fossimo stati i loro migliori amici da sempre!

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